Prestito su cessione del quinto cos'è e come funziona
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Pubblicato il: 06/12/2021
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Prestito su cessione del quinto cos'è e come funziona

La cessione del quinto è un particolare prestito personale rivolto a lavoratori dipendenti e pensionati. Si distingue dalle comuni forme di credito al consumo per il meccanismo di rimborso della rata, trattenuta direttamente dallo stipendio o dal trattamento previdenziale. Inoltre, non richiede la presentazione di garanzie aggiuntive, eccetto la polizza obbligatoria. Vantaggi che lo rendono particolarmente appetibile, ma prima di sottoscrivere un finanziamento è necessario chiarire come funziona la cessione del quinto cos'è, come funziona e cosa prevede la normativa. 

Rientra nella categoria dei finanziamenti non finalizzati e l’introduzione risale al 1950. Lo scopo era infatti di favorire la ripresa dell’economia nel secondo dopoguerra con uno strumento di accesso al credito riservato ai dipendenti statali. Oggi però ne usufruiscono anche i dipendenti privati e i titolari di trattamenti previdenziali. 

Come si intuisce dal nome, questo prestito personale ha una rata mensile che non può eccedere un quinto del salario netto. L’importo massimo erogabile è quindi potenzialmente più alto rispetto a quello dei comuni prestiti personali. 

Sommario

Cos’è la cessione del quinto e come è stata introdotta 

Ora che abbiamo definito a grandi linee la cessione del quinto cos'è e come funziona, entriamo negli aspetti più tecnici. La normativa che ha portato alla sua introduzione in Italia è quella espressa dal D.P.R. n 180/1950 e dal D.P.R. 895/1950. Questi provvedimenti hanno consentito l’applicazione per la prima volta di una tipologia di finanziamento rimborsato con trattenuta periodica sulla retribuzione mensile

Questa nuova forma di prestito era in un certo senso rivoluzionaria per l’epoca, perché imponeva l’obbligo per il beneficiario di sottoscrivere una polizza sulla vita. Veniva inoltre fissato il limite di 10 anni per il rimborso, con un massimo di 120 mensilità. 

In generale, quando si parla della prima versione della cessione del quinto il riferimento normativo usato più di frequente è la cosiddetta legge 180/50. Con questa espressione si fa riferimento al decreto del Presidente della Repubblica, ulteriormente ampliato nel corso dell’anno con la pubblicazione del DPR. 

La normativa attuale è invece risultato di diversi aggiornamenti avvenuti nel corso degli anni. In particolare, le modifiche apportate con la legge 80/2005 hanno consentito l’applicazione di maggiori tutele sia per il datore di lavoro che per il dipendente che richiede il prestito. Mentre l’ente erogatore continua a beneficiare della presenza della polizza obbligatoria contro il rischio vita. 

Inoltre, con l’aggiornamento delle condizioni del 2005 c’è stata l’abolizione del concetto di anzianità minima di servizio. Se prima per accedere ad un prestito su cessione del quinto era necessario aver lavorato per un certo numero di mesi, da questo momento in poi l’accesso non è più vincolato al requisito di anzianità. 

Altro importante passo avanti fatto nel 2005 è l’ampliamento della platea dei beneficiari, a cui si aggiungono lavoratori privati in possesso di contratto a tempo indeterminato e pensionati. Sono stati però introdotti anche dei limiti per l’accesso al credito.  

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Gli ultimi aggiornamenti per cessione del quinto dello stipendio normativa  

L’ultimo aggiornamento cessione del quinto normativa risale al 2015. Anche in questo caso l’obiettivo è quello di estendere la platea dei beneficiari e incentivare la sottoscrizione di prestiti su cessione del quinto dello stipendio e della pensione.  

La domanda sorge spontanea: con questo nuovo aggiornamento della cessione del quinto cos'è che cambia? È reso più semplice l’accesso al credito da parte dei lavoratori privati, che oggi hanno accesso a prestiti equiparabili in ogni aspetto a quelli forniti a dipendenti statali e pensionati. 

Chiaramente per la sottoscrizione del finanziamento resta essenziale la presenza di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Diventa così la forma di prestito più richiesto dagli italiani, merito anche della semplicità di utilizzo e della possibilità per il richiedente di non specificare l’uso cui sono destinate le somme. 

Come già accennato, infatti, a differenza di quanto accade con i comuni prestiti personali, la cessione del quinto dello stipendio o della pensione non richiede alcun intervento da parte del beneficiario per la riscossione delle rate. Queste sono detratte direttamente dal reddito, che costituisce la principale garanzia del finanziamento, insieme alla polizza obbligatoria. Un meccanismo pratico e che va a vantaggio di entrambe le parti. 

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Cessione del quinto come funziona il pagamento e che ruolo ha il datore di lavoro

In quanto prestito personale, la cessione del quinto dello stipendio o della pensione consente di utilizzare l’importo finanziato a discrezione del beneficiario. Cosa che non accade invece nel caso dei prestiti finalizzati. 

Il tasso di interesse fisso è solo uno dei costi da sostenere, cui si aggiungono quelli legati all’apertura della pratica, l’imposta di bollo e il premio assicurativo della polizza obbligatoria. Ma possono essere applicate anche commissioni per la rete commerciale attraverso cui si è sottoscritto il finanziamento e ulteriori costi per servizi non standard. 

La trattenuta della rata mensile dallo stipendio o dalla pensione avviene ad opera del datore di lavoro o ente previdenziale, a seconda del caso. Il suo ruolo è infatti uno degli aspetti che vale la pena approfondire quando si parla della cessione del quinto cos'è e cosa comporta. 

Il datore di lavoro è un soggetto chiave nella cessione del quinto. È chiamato al versamento delle rate in favore dell’istituto di credito erogatore. Si occupa di decurtare la somma dallo stipendio del dipendente e poi di girarla alla banca o finanziaria che lo ha concesso. Compito che, nel caso di prestiti a pensionati, ricade in capo all’ente previdenziale. 

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Prestito su cessione del quinto cosa significa rinnovare il contratto?

Ma sottoscrivere un prestito su cessione del quinto cos’è che implica? La stipula del contratto comporta un impegno notevole, sia per l’entità della rata che per la durata dell’ammortamento. Il principale rischio legato a questo genere di finanziamento è infatti quello di non riuscire a gestire nel tempo l’impatto sul bilancio familiare. Perciò prima della sottoscrizione è consigliata un’attenta valutazione della propria situazione finanziaria. 

Ma qualora un solo prestito non bastasse a sostenere le varie spese, è possibile rinnovare il finanziamento. Beneficiario ed ente erogatore ridiscutono quindi le condizioni per la concessione del credito, aumentando la somma e allungando la durata del piano di rimborso. Una soluzione che consente anche di non alterare la rata mensile. In questo modo, l’impatto sui bilanci familiari resta il medesimo e semplicemente si protrae la decurtazione dalla busta paga per più tempo. 

Ma nella cessione del quinto cos'è previsto in caso di rinnovo? Quali sono le condizioni da rispettare? Il rinnovo è consentito solo se il richiedente ha corrisposto le rate per almeno il 40% del piano di ammortamento. Fanno eccezione i prestiti con una durata di massimo 60 mesi, per i quali il rinnovo è possibile prima che sia trascorso il 40% dell’ammortamento. Ma solo a condizione che il nuovo finanziamento sia decennale. 

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Che cos’è la cessione del quinto con estinzione anticipata

Nel contratto cessione del quinto cos'è richiesto per l’estinzione anticipata e il recesso? In caso di ripensamento, il beneficiario del prestito ha la possibilità di recedere dal contratto entro 14 giorni dalla stipula. Evitando così di attivare il piano di ammortamento. 

La volontà di recesso va comunicata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, da inoltrare alla banca o finanziaria che ha concesso il credito. Specificando che il sottoscrittore si avvale della possibilità di recesso prevista dalla legge 229/2003. 

Completamente diverso lo scenario quando si parla di cessione del quinto estinzione anticipata. Questa si verifica quando il beneficiario del prestito si trova, nel corso dell’ammortamento, nella possibilità di estinguere il debito. 

L’estinzione comporta il pagamento di una penale, solitamente pari all’1% della somma dovuta, ma la misura può variare in base alle condizioni stabilite da contratto. Con alcune banche, infatti, non ci sono penali da corrispondere.  

Oltre alla penale, è a carico del consumatore il pagamento delle spese di istruttoria e dell’imposta di bollo. Mentre ha diritto al rimborso del premio della polizza assicurativa per la quota corrispondente al periodo non goduto. 

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