tassi prestiti
Pubblicato il: 17 marzo, 2023
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Perché i tassi prestiti risentono delle politiche BCE

Le mosse della BCE, tese principalmente a contrastare l’inflazione, hanno effetti sia sul mercato mutui che sui tassi prestiti. E sebbene le conseguenze sui finanziamenti non ipotecari siano più lente a manifestarsi, ormai le variazioni del mercato del credito sono sotto gli occhi di consumatori e addetti ai lavori.

Complessivamente l’intero scenario del credito tende al rialzo, con condizioni che si discostano per uno o più punti percentuali rispetto a quelle applicate fino a pochi mesi fa, ma che nel complesso risultano sostenibili rispetto alle medie storiche del settore. Un quadro che emerge con facilità se si osservano i dati pubblicati da PrestitiOnline.it nell’ultimo osservatorio sui prestiti.

Il rialzo è generale e con una tendenza costante, anche se espressa con valori relativamente bassi. Se nel secondo trimestre del 2022 il TAEG medio applicato ai prestiti personali era del 5,48%, nel terzo trimestre i tassi prestiti medi si attestano intorno al 5,75%. Più bassi i tassi di interesse prestiti per chi ricorre alla cessione del quinto, che sempre nel terzo trimestre vede un tasso interesse prestito minimo pari a circa il 3,25% per i lavoratori pubblici e intorno al 3,90% per i pensionati.

 Mentre i dipendenti del settore privato che scelgono la cessione del quinto possono ottenere nella migliore delle ipotesi un tasso del 4,40%. Sempre a condizione di avere i requisiti di anzianità e stabilità richiesti dalla banca, perché il profilo del richiedente fa la differenza. Ed è per questo che, anche leggendo i dati di un’analisi di settore, è sconsigliato ragionare in termini di migliore prestito personale o tasso più basso. La ricerca del finanziamento più indicato per le proprie esigenze andrebbe sempre condotta con il supporto di un consulente del credito qualificato. A prescindere dalle medie di mercato.

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Le politiche BCE e le previsioni sui tassi prestiti personali

Ma perché le politiche monetarie della BCE incidono in maniera trasversale sul settore prestiti? La BCE regola direttamente il valore degli omonimi tassi, che sono utilizzati come riferimento per l’indicizzazione di alcuni mutui a interesse variabile. Raramente questo parametro è adottato per il calcolo dei tassi prestiti personali a interesse variabile. Eppure, le decisioni della Banca Centrale hanno un riverbero sull’intero comparto del credito.

La ragione è semplice: la BCE modificando il tasso di sua competenza ridefinisce anche il costo del denaro, con particolare riferimento alle operazioni interbancarie. Si ha quindi un effetto a catena che porta al rialzo di tutti i tassi di interesse del mondo del credito, perché crescono (anche se in misure diverse) tutti i parametri di indicizzazione che vengono adottati dalle banche per il calcolo dei tassi finanziamenti.

Ecco quindi spiegato perché un rialzo dei tassi BCE porta ad una crescita del TAEG anche per le cessioni del quinto, che sono sempre a tasso fisso. E non sembra destinato a fermarsi dato che la Banca Centrale ha già annunciato la sua volontà di incrementare ulteriormente il valore dei tassi a fine 2022 e con un secondo scatto in avanti nei primi mesi del 2023.

Ciononostante non si può dire che i tassi prestiti applicati ad oggi siano sconvenienti. Se si confrontano con gli storici del settore, è evidente che ci troviamo ancora in un terreno assai lontano dai massimi toccati nel decennio scorso, quando il TAEG superava il 10% anche se a presentare domanda per il prestito personale era un richiedente con le migliori condizioni possibili.

Come evitare di fronteggiare tassi troppo alti e, più in generale, condizioni non sostenibili? Una scelta interessante è la cessione del quinto che, a fronte di tassi pressoché equivalenti ai prestiti personali, comprende la copertura rischio vita e impiego.

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