Spread mutui: cos’è e come si calcola
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Redazione Tipresto
Pubblicato il: 24/06/2022
Tempo di lettura: 3 minuti
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Spread mutui: cos’è e come si calcola

Letteralmente “differenza”, lo spread è il valore che indica il divario tra due titoli. È utilizzato in ambito finanziario per la valutazione del rating degli Stati e non solo, ma trova applicazione anche nel mondo del credito. In particolare, questo parametro è utilizzato nel settore dei finanziamenti con garanzia ipotecaria, in cui prende il nome di spread mutui, e in questo caso ha un significato diverso. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come viene calcolato.

Sommario

Per quale ragione lo spread incide sui mutui e come viene calcolato dalle banche

Cos’è lo spread mutui? È il valore che rappresenta il rincaro che la banca applica al parametro di riferimento adottato per la definizione del tasso di interesse. Sì, perché per il calcolo del TAN del mutuo, l’ente erogatore prende anzitutto come riferimento un indice (che può essere l’Euribor, il tasso BCE, eccetera) e a questo aggiunge lo spread per ottenere un guadagno dal finanziamento. In questo modo l’istituto di credito rientra anche delle spese sostenute per il collocamento dei prodotti di credito e degli altri costi fissi.

In altre parole, lo spread del mutuo indica il profitto che la banca trae dall’operazione e si aggiunge al cosiddetto tasso di base, che il mutuatario dovrebbe comunque sostenere. Andando perciò ad aumentare il costo del finanziamento.

Poiché la banca definisce lo spread a propria discrezione, questo può avere una misura variabile. Quando si affronta il tema di come incide lo spread sui mutui quindi non è possibile fare una stima esatta, perché ogni ente di credito può stabilire condizioni diverse dagli altri.

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Il legame tra rischio e spread del mutuo: cosa valutano le banche

Sebbene non esista una regola fissa, solitamente lo spread mutui tende a crescere con l’aumentare della durata. Vale a dire che in generale un mutuo con durata ventennale ha uno spread più alto rispetto ad uno trentennale.

Ma la durata del piano di ammortamento è solo uno dei fattori da tenere in considerazione quando si parla di come si calcola lo spread di un mutuo. Per la definizione del valore, che può essere espresso in percentuale o in punti base, si tiene conto anche del tipo di mutuo e del profilo del richiedente. È fondamentale infatti per la banca tutelarsi dal rischio associato all’operazione. Di conseguenza, maggiore è il rischio, più alto è lo spread mutuo che il beneficiario è chiamato a corrispondere.

Il livello di rischio associato all’operazione dipende dai fattori che le banche ritengono fondamentali per garantire il finanziamento. Prima su tutti la presenza di solide garanzie reali, sebbene incida anche il tipo di tasso. Sembra infatti che le banche guardino con maggiore simpatia ai tassi di interesse variabili, che essendo legati alle oscillazioni del mercato rappresentano per loro una forma di tutela. 

La diretta conseguenza di quanto detto nelle righe precedenti è che banche e società finanziarie spesso applicano spread più bassi a chi sceglie il tasso variabile. In ogni caso, lo spread resta un valore costante per l’intera durata del piano di ammortamento. Anche nei mutui a tasso variabile, quindi, resta fisso e l’unico fattore soggetto ad alterazioni è l’indice di riferimento adottato per il calcolo del TAN.

Quanto detto non significa però che il tasso variabile sia necessariamente la scelta migliore quando si richiede un mutuo. Anzi spesso è sconsigliato, perché espone a rischi che non tutti sono disposti a correre. Solo con una consulenza specializzata c’è la certezza di compiere la scelta giusta.

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