Prestito personale o finalizzato: quando la banca contatta il datore di lavoro?
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Redazione Tipresto
Pubblicato il: 29/06/2022
Tempo di lettura: 3 minuti
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Prestito personale o finalizzato: quando la banca contatta il datore di lavoro?

Al momento della domanda di finanziamento, la banca o società finanziaria valuta il profilo del richiedente per definire il livello di rischio associato all’operazione. Non sempre però si instaura un’interazione tra ente di credito erogatore del prestito datore di lavoro.

Il rapporto tra banca e datore di lavoro del richiedente è previsto per legge nel caso di cessione del quinto dello stipendio. In questo caso infatti l’azienda presso cui è assunto il beneficiario ha il compito di trattenere la rata direttamente dalla busta paga del richiedente e versarla alla banca. Operando quindi come un intermediario per il rimborso del capitale. 

In particolare, quando si parla di finanziamenti contro cessione del quinto dello stipendio, il datore di lavoro viene contattato dalla banca in diverse fasi del processo di richiesta. Anzitutto l’istituto di credito entra in contatto con l’azienda presso cui è assunto il cliente quando viene presentata la domanda di certificato di stipendio. Dopodiché informa il datore di lavoro al momento della notifica del contratto e quando viene rilasciato l’atto di benestare.

In ogni caso, i contatti tra banca e datore di lavoro non terminano con l’erogazione del capitale al beneficiario, ma si protraggono per l’intero piano di ammortamento. Sì, perché i beneficiari di cessione del quinto dello stipendio vincolano il proprio TFR e sottoscrivono una polizza contro rischio impiego e rischio vita.

Essendo questa una situazione che riguarda unicamente la cessione del quinto, nel caso dei comuni prestiti personali non è previsto che la banca attivi un rapporto vero e proprio con l’istituto di credito. Ciononostante, è prassi comune che prima di concedere il capitale sia fatta una valutazione dell’azienda datrice di lavoro. Un processo, quello della raccolta di informazioni prestito datore di lavoro, che passa per diverse fasi e che ha inizio con l’istruttoria.

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Perché la banca ottiene informazioni sul prestito dal datore di lavoro del beneficiario

Per prestiti personali e finalizzati in cui il richiedente non ricorre alla cessione del quinto, la banca ottiene informazioni preziose per la concessione del prestito a dipendente da parte del datore di lavoro. È fondamentale infatti che la banca conosca tutta una serie di dati relativi alla stabilità della posizione lavorativa del richiedente.

Questo avviene solitamente senza bisogno di chiamate o altre interazioni tra le due realtà. Nella maggior parte dei casi infatti tutte le informazioni di cui ha bisogno la banca sono contenute nel CUD e nelle buste paga che il cliente produce al momento della domanda.

Se però il finanziamento riguarda un importo particolarmente elevato, dopo lo screening iniziale, l’ente di credito approfondisce il profilo reddituale e professionale del richiedente. Per farlo un credit analyst della banca o società finanziaria cui si è rivolto il lavoratore dipendente conduce delle indagini sulla stabilità dell’azienda.

Vengono quindi analizzati aspetti specifici come il numero di dipendenti, lo stato patrimoniale e gli anni di attività dell’azienda. Dati che descrivono la situazione complessiva del datore di lavoro del richiedente e che la banca può ottenere in diversi modi. Non sempre infatti è necessario che gli addetti all’analisi si rivolgano alla società presso cui è assunto il richiedente per ottenere certe informazioni, reperibili anche tramite visure e con la consultazione di archivi pubblici. Richiedere le informazioni sul prestito datore di lavoro è una scelta a discrezione dell’istituto di credito.

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